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Montebelluna e il Montello

Il Bosco Montello
 
paesaggio del montello

Il Montello è sicuramente un luogo privilegiato dove la natura ancora suscita emozioni e sorpresa, invitando chiunque si avvicini ad esplorarlo, non solo in superficie.
Questo colle presenta aspetti paesaggistici ed ambientali che lo rendono un elemento peculiare e differenziato rispetto al territorio circostante. La sua spiccata individualità emerge sin al primo sguardo. Posizionato nel cuore dell' alta pianura trevigiana appare come una cupola bassa e allungata circa in direzione Est-Ovest che si eleva raggiungendo al massimo la quota di 369 m. s.l.m.. Il Fiume Piave lo delimita a Nord e ad Est, a Sud si apre la pianura trevigiana e Montebelluna ad occidente con il suo rilievo collinare costituisce un continuum geologico e strutturale separato dal paleo alveo di un antico fiume.

paesaggio del montello
La roccia che costituisce il Montello, un tenace conglomerato poligenico, si origina in un periodo della nostra preistoria collocato tra i 5 e gli 8 milioni di anni fa (Miocene superiore) e si tratta di una delle formazioni più giovani di tutto l' arco alpino e prealpino veneto. Il conglomerato di oggi altro non era che una serie di ciottoli sciolti di varia natura e dimensione depositati sul fondo di un mare basso in una situazione tipo delta.

Solo in seguito tutto questo materiale depositato nell' arco di milioni di anni, via via consolidato e cementato con una matrice calcarea, si sollevò sino a formare il Montello così come oggi lo conosciamo.
In tutto il Montello si ritrovano morfologie tipiche delle zone carsiche con in superficie doline e inghiottitoi ed in profondità un importante reticolo di grotte. Sono circa 70 le grotte esplorate, ubicate per lo più nella parte centrale del colle, e raggiungono sviluppi anche notevoli; la più nota è sicuramente la Busa di Castel Sotterra che si apre nei pressi della presa 10. Esplorata per oltre 7 chilometri è la terza grotta al mondo nota in questo tipo di litologia (conglomerato). Altre interessanti cavità sono la grotta del Tavaran, lunga circa 400 m. posizionata lungo la scarpata occidentale, il Bus del Bo di Pavei di oltre 2000 m. e il Bus del Fun che supera i 1000 m. di sviluppo. Queste ultime sono cavità collegate alla superficie da alti camini verticali ed è sicuramente suggestivo vederne gli ingressi fumanti nelle fredde giornate invernali, simili a veri e propri camini di ipotetiche case sotterranee.
La presenza del fenomeno carsico fa sì che lo scorrimento delle acque meteoriche non sia superficiale ma sotterraneo. Sulla superficie non si incontrano né torrenti, né ruscelli, solo qualche isolata sorgente che emerge in corrispondenza di livelli argillosi impermeabili. Di fatto le acque scorrono prevalentemente verso la base del monte e fuoriescono in alcune importanti e suggestive sorgenti come il Forame nella scarpata meridionale.
Ma se le meraviglie del mondo sotterraneo sono per lo più riservate agli speleologi, la bellezze e il fascino dei paesaggi e degli ambienti di superficie sono a disposizione di chiunque desideri esplorarli e di certo sono ugualmente coinvolgenti ed emozionanti.
L' aspetto più saliente del territorio è poi costituito dai numerosi boschi che ricoprono il rilievo, tanto che in epoca storica il luogo era noto come "Bosco Montello". Nonostante l'ormai massiccio intervento dell'uomo e la diffusione della robinia, pianta importata nel secolo scorso dalle Americhe e diventata infestante, il bosco del Montello presenta ancora un notevole interesse naturalistico, soprattutto nelle stazioni di rifugio per la vegetazione, poche aree che consentono però di ricostruire il paesaggio originario e la sua evoluzione. Intorno al tardo Paleolitico superiore il Montello era coperto essenzialmente da un bosco di aghifoglie che vegetò rigoglioso sino a circa 7-8 mila anni fa. L' assetto del bosco si stabilizzò nella fascia più bassa come bosco planiziale costituito da farnia, dal frassino, dal carpino, mentre a una altitudine maggiore il rovere e la roverella costituivano il bosco misto caducifoglio.
le grotte nel montello
Rispetto ad allora il bosco del Montello è molto cambiato ma non certo per cause naturali anche se in realtà è solo a partire dal XIV secolo che l' uomo divenne conscio di questa risorsa e ne iniziò il suo sfruttamento. A quell' epoca il Montello entrava a far parte dei domini della Repubblica di Venezia che subito conscia del valore del bosco di rovere soprattutto in funzione della costruzione delle navi applicò al bosco delle rigide regole protezionistiche di tipo ecologico-forestale arrogandosi contemporaneamente il diritto di utilizzare tutte le piante di questa specie presenti nel dominio. Venezia fu però sempre in grado di coniugare l' aspetto economico con quello ecologico e solo a partire dal dominio napoleonico (1797) il bosco del Montello conobbe uno sfruttamento sempre più intenso, destinato a rompere irrimediabilmente l' equilibrio della vegetazione originaria. I danni ambientali maggiori furono legati alla legge Bertolini (21 febbraio 1892) che stabilì l' elimininazione di circa 6230 ettari di bosco in modo da cedere una parte dei terreni rinvenuti alle famiglie povere e vendere ai privati il rimanente. L' anno successivo all' emanazione della legge il Consiglio dei Comuni appositamente costituito divise ulteriormente il territorio il 1224 quote e 386 poderi distribuiti tra 2400 famiglie; inoltre vennero realizzate 20 strade di accesso, prese, che attraversano ancor oggi il Montello da Nord a Sud. Le distruzioni che intervennero in seguito alla Grande Guerra portarono un ulteriore degrado e nonostante gli interventi di recupero e l'abbandono di molte aree agricole il "Bosco Montello" non è certo il rigoglioso e forte bosco di un tempo e le essenze vegetali originali sono cambiate sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Oggi i tipi forestali più comuni sono i robinieti e i carpineti mentre più rari sono ormai i querceti di rovere e i castagneti. Ma anche se molto è andato perso della condizione naturale il bosco del Montello suscita ancor oggi forti suggestioni a chi si inoltra tra le ombrose foreste.
Il Montello vanta infatti una particolare ricchezza faunistica che spesso ha attirato studiosi e ricercatori dei vari gruppi animali. Ricordiamo solo le specie principali e più significative.
Negli ambienti più umidi e ombrosi si possono facilmente incontrare anfibi come il rospo, l'ululone, la rana temporaria e il tritone crestato, mentre luoghi più assolati e aridi sono frequentati dalla lucertola muraiola o campestre e dal ramarro. Altri rettili comuni nel Montello sono il ramarro, il biacco e il colubro liscio mentre sono piuttosto rari l'orbettino, il marasso e l'aspide. Ma gli uccelli costituiscono sicuramente il gruppo di animali più facilmente individuabile sia per i loro eloquenti segnali sonori che per i loro spostamenti sullo sfondo poco mimetico del cielo. Circa un centinaio sono le specie di uccelli avvistate nel Montello, alcune sedentarie, altre di passo, altre ancora occasionali. Gli uccelli più significativi sono: il gufo comune,l'allocco, il barbagianni, la poiana, il falco peccaiolo, lo sparviero, la beccaccia e, meno frequenti, il picchio verde o il picchio rosso.

Tra i mammiferi incontriamo il piccolo toporagno, la comune talpa, il ghiro, il moscardino, il topo selvatico, le arvicole e i pipistrelli. Fra quelli di maggiori dimensioni si trovano la lepre, la volpe, la donnola, la faina, il tasso, il daino e il capriolo. Una vera e propria arca di Noè, una biodiversità che rappresenta una eccezionale ricchezza biologica che sta tentando di sopravvivere nonostante, anche in questo caso, il massiccio intervento dell'uomo: caccia, inquinamento, strade ecc..
Il Montello si apre a chiunque lo visiti, è sicuramente una grande ricchezza, un luogo speciale e unico nella nostra regione di elevata valenza storico-ambientale, offre un paesaggio peculiare ricco di stimoli. Avvicinarsi a questo piccolo monte con rispetto, ricordando quanto sia speciale, sarà sicuramente il modo più giusto per entrare in sintonia con le meraviglie che lo caratterizzano.

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