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“Il rumore nel silenzio”: il fotografo Daniele Macca racconta l’emergenza Covid-19 nel nuovo progetto al MeVe di Montebelluna

Pubblicata il 03/05/2020

Segnalazione internazionale anche per il progetto collaterale “Istantanee dal presente” lanciato due settimane fa dal MeVe
 
Quanto rumore fa il silenzio? Prende il via da questa domanda il nuovo progetto che il MeVe, Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna ha avviato grazie alla collaborazione con il noto fotografo Daniele Macca.
Un nuovo progetto che - in realtà - si intreccia e dialoga con l’altro progetto promosso dal MeVe “Istantanee dal presente” finalizzato a costruire un racconto collettivo attraverso oggetti e storie, con l’obiettivo di fissare la testimonianza di questo tempo presente – caratterizzato dall’emergenza Covid-9 - nella memoria.
Il progetto del fotografo Daniele Macca nasce proprio dalla volontà di accompagnare questo percorso di memoria del nostro contemporaneo anche con immagini, di luoghi e persone, capaci di arrestare un momento che non sarà più ripetibile nel tempo.
 
Così Daniele Macca descrive il suo contributo: “Il rumore nel silenzio è ciò che ho colto in queste settimane di isolamento nelle case e nei luoghi in cui sono stato. L’assenza di suoni,  a cui siamo stati sempre abituati, evidenzia ed amplifica tutti gli altri, a cui prima prestavamo poca attenzione. Ora ogni suono fa un grande rumore che ci invita a un ascolto nuovo, dunque diverso. Una situazione eccezionale, diventata quotidiana dall’inizio di questa condizione alla quale tutti siamo stati costretti.
Attraverso questa mia ricerca fotografica vorrei far sentire proprio questo rumore, far in modo che chi guarderà queste foto possa non solo osservarle ma anche ascoltarle.
Ho documentato questo cambiamento a Vittorio Veneto nella messa di Pasqua celebrata dal vescovo nel Duomo vuoto, nelle case degli anziani soli, nei luoghi di lavoro improvvisamente deserti (ad esempio alberghi, studi professionali, …), nei mercati delle piazze, accompagnando un sindaco nella sua “nuova” giornata tipo. Sono tornato nella Venezia in lockdown.
Il viaggio alla scoperta della vita cambiata delle persone continua. Ho raccolto tante storie di vita nel sentimento diffuso di un silenzio che fa rumore.”
 
Commenta Monica Celi, direttore del MeVe: “Ancora una volta il MeVe esce dai suoi spazi fisici e dalla concretezza dei reperti e si propone come presidio e custode della storia di un territorio promuovendo l’arte della fotografia come pratica di una memoria viva che guidi e orienti il contemporaneo e le future generazioni.  E’ un dovere trovare il modo di fare memoria di questo momento perché in futuro fuori da questa bolla nella quale siamo immersi possiamo elaborarlo.
Il nostro tempo è un ricordo del futuro, e le immagini qui e ora saranno testimoni rumorosi di un passato fatto di tanti e diversi silenzi.”
 
Le foto raccolte saranno in futuro oggetto di una mostra al MeVe che si integrerà con quella che già era stata programmata in tempi non sospetti e dedicata alle pandemie. L’idea della mostra sulle pandemie - nata guardando al grande evento dell’influenza spagnola al tempo della Prima Guerra Mondiale - assume oggi contenuti, finalità e proporrà racconti diversi, includendo un evento che era stato relegato a storie lontane, se non remote, e che invece ha travolto il nostro contemporaneo.
 
L’eccezionalità dell’iniziativa, come anticipato, si lega ad un progetto ancora più ampio lanciato nelle scorse settimane dal MeVe - “Istantanee dal presente” - aperto a chiunque voglia raccontare com’è cambiata la propria vita dall’inizio della pandemia - che proprio in questi giorni ha avuto riscontro anche sul piano internazionale.
Sebbene il MeVe in questo periodo non sia l'unico ente culturale in Italia ad aver avviato una ricerca di questo tipo, al momento è l’unico ad essere stato segnalato a livello internazionale da parte dell’International Federation for Public History IFPH – FIHP che, in collaborazione con Made By Us, sta mappando tutti i progetti avviati in giro per il mondo secondo i criteri della “Public History”, quella disciplina che a livello internazionale si occupa di fare storia in maniera partecipativa con i diversi pubblici, coinvolgendo la comunità. 
 
A due settimane dell’avvio del progetto, sono già arrivate 30 foto-testimonianze. Ad oggi le partecipanti sono per la maggior parte giovani donne tra i 20 e i 40 anni: diverse hanno perso il lavoro, molte sono giovani mamme: è un ottimo risultato perché i contributi richiedono un grande lavoro di ricerca, di tempo, di introspezione e di capacità di esprimere sensazioni spesso pesanti.
 
Conclude il sindaco, Marzio Favero“La crisi generata dal Covid-19 ha messo a dura prova la nostra comunità ma sta anche tirando fuori il meglio da parte di molti nostri concittadini. E’ giusto che io sottolinei il fatto che Daniele Macca sta portando avanti questa iniziativa, pur essendo un professionista, a titolo gratuito per lasciare una testimonianza della drammatica esperienza del presente alle generazioni future. E’ un atto culturale disinteressato e per questo ancora più autentico e importante”.


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